L’amministrazione statunitense ha varato nuove misure protezionistiche per contrastare l’espansione economica della Cina, che già da tempo minaccia il gigante economico USA, con azioni che cercano di correggere quelli che considerava squilibri commerciali sfavorevoli agli Stati Uniti.
Le misure cercano quindi di imporsi come fonte di entrate che aiuti a diminuire il deficit commerciale che gli Stati Uniti hanno con la maggior parte dei Paesi partner (tra cui i paesi membri dell’Unione Europea).
Lo scorso 4 febbraio sono entrate ufficialmente in vigore le imposte dirette non solo nei confronti di Pechino, ma anche di Canada e Messico, con un’aliquota del 10% nei confronti del commercio cinese e del 25% di tasse sui Paesi confinanti (con un’eccezione del 10% sull’energia canadese per evitare impatti sulla benzina e sul petrolio americano).
Tali esplosive novità (dal carattere velatamente minaccioso per l’intero commercio mondiale) hanno ravvivato di colpo l’interesse verso un termine che conosciamo da sempre ma sul quale forse non ci si è mai soffermati troppo: il “dazio”.
Cosa sono i dazi doganali?
Il dazio è una “imposta” applicata dal governo di un paese sulle merci che vengono importate (o, in alcuni casi, esportate) da un altro paese. Questo tributo viene applicato dalle autorità doganali ed è uno degli strumenti principali per regolamentare il commercio internazionale.
Il dazio può essere utilizzato per diversi scopi, tra cui:
- Protezione dell’industria nazionale: i dazi vengono spesso applicati per proteggere le aziende e i settori produttivi locali dalla concorrenza estera. Se un paese impone un dazio elevato sulle importazioni, i consumatori saranno più incentivati a comprare prodotti locali, che, altrimenti, potrebbero essere più costosi rispetto a quelli importati.
- Raccolta di entrate fiscali: i dazi sono una fonte di entrate per il governo. Ogni volta che le merci vengono importate, una parte del valore di queste merci viene prelevata attraverso il dazio, contribuendo al bilancio statale.
- Regolazione del commercio internazionale: i dazi possono essere utilizzati come strumento di politica commerciale per negoziare accordi con altri paesi o per rispondere a pratiche commerciali ingiuste, come il dumping (vendita di prodotti sottocosto per distruggere la concorrenza).
Le differenti tipologie di dazio applicate alla merce importata
- Dazio ad valorem: È un dazio che viene calcolato come una percentuale del valore della merce importata. Ad esempio, se un prodotto ha un valore di 100 USD e il dazio è del 10%, il dazio sarà di 10 USD.
- Dazio specifico: Viene calcolato in base alla quantità fisica della merce, come peso o volume. Ad esempio, un dazio di 5 USD per chilogrammo di prodotto.
- Dazio misto: È una combinazione dei due tipi precedenti, in cui si applicano sia una percentuale sul valore che una tassa sulla quantità.
Dazi doganali USA: ripercussioni sull’export italiano
Le novità che giungono da oltreoceano mettono inevitabilmente l’economia italiana in allerta. Le nuove tariffe doganali statunitensi minacciano di colpire duramente le esportazioni italiane, già in difficoltà a causa di una crescita economica contenuta. Uno dei maggiori paesi esportatori al mondo (nel 2023 l’Italia era all’ottavo posto su scala mondiale) si trova a fronteggiare una sfida complessa, con potenziali ripercussioni significative sul PIL nazionale e sui diversi settori produttivi.
Il bilancio commerciale tra Italia e Stati Uniti è generalmente positivo per l’Italia, il che significa che l’Italia esporta più beni verso gli Stati Uniti di quanto ne importi.
Le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono aumentate, mentre le importazioni dagli Stati Uniti sono state relativamente più basse. Questo surplus commerciale è alimentato principalmente dalle esportazioni italiane di beni di alta qualità, come:
- Macchinari industriali: hanno superato i 10 miliardi di euro, rappresentando il 18,3% del totale delle esportazioni italiane verso gli USA.
- Prodotti alimentari: hanno registrato esportazioni per 4 miliardi di euro, con il vino che ha contribuito con 1,8 miliardi.
- Abbigliamento e accessori moda: hanno raggiunto 5,1 miliardi di euro, con 2,4 miliardi per l’abbigliamento e 2,7 miliardi per le pelli lavorate.
Quali le azioni che l’Italia potrebbe attuare in caso di aumento dei dazi USA?
Se si dovessero verificare limitazioni all’export derivanti dall’aumento dei dazi USA, le azioni che verosimilmente l’Italia potrebbe attuare sono:
Diversificare i mercati di sbocco delle proprie produzioni: Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Vietnam, Malaysia già oggi rappresentano circa il 75% dell’intero valore di export verso USA e tale percentuale è destinata ad aumentare, grazie all’”appeal” che il Made in Italy riscuote in tutto l’Oriente.
Spostare produzioni nei territori di destinazione per evitare i dazi in ingresso delle merci: in altri termini aprire stabilimenti direttamente in USA (come forse Trump si auspica) determinando però inevitabilmente una restrizione delle produzioni interne italiane e conseguente chiusura di stabilimenti nazionali.
Un’altra misura cui si potrebbe pensare sarebbe quella di reagire specularmente: ovvero alzare i dazi per merce di origine USA.
Può l’Italia determinare i dazi di importazione sul proprio territorio nazionale?
La risposta è negativa.
A differenza di quanto accade negli Stati Uniti dove Trump potrebbe decidere di penalizzare lo spumante italiano rispetto allo champagne francese (o viceversa), Italia e Francia non possono autonomamente decidere l’ammontare dei dazi da applicare ai prodotti made in USA sui propri rispettivi territori: i paesi membri UE sono obbligati a muoversi uniformemente in quanto la fiscalità doganale è prerogativa esclusivamente di competenza Unionale. In altri termini, si decide tutto a Bruxelles.
In più occorre tenere conto di altre minacciose conseguenze all’orizzonte: le misure adottate da USA nei confronti di paesi “colossi” come la Cina, potrebbe portare quest’ultimi a cercare nuove strade per le loro immense produzioni interne. L’Unione Europea, coi suoi 27 Stati Membri, rappresenta una ghiotta preda, più di quanto non si sia manifestato sino ad oggi.
In conclusione
In conclusione, l’inasprimento delle politiche protezionistiche degli Stati Uniti rappresenta una sfida significativa per l’economia globale e, in particolare, per l’export italiano. L’aumento dei dazi non solo minaccia settori chiave del Made in Italy, ma potrebbe comportare per le imprese la necessità di attivare strategie di adattamento per mitigare gli effetti negativi, come la diversificazione dei mercati o la delocalizzazione produttiva. Tuttavia, la risposta dell’Italia è vincolata alle decisioni dell’Unione Europea, rendendo indispensabile un coordinamento a livello comunitario.
L’autore – Andrea Clerici
Andrea Clerici è un Doganalista con un Dottorato in Economia Politica e consulente esperto nel commercio estero.
È membro dell’Albo Nazionale Spedizionieri Doganali e ha una vasta esperienza come relatore e docente presso istituti di formazione e Camere di Commercio. Autore di pubblicazioni specializzate su tematiche di commercio internazionale, Andrea Clerici porta una prospettiva ricca di conoscenze pratiche e accademiche al nostro webinar.