Il cambiamento come dono: João Steinle ci racconta la sua visione sul Change Management

Il cambiamento come dono: João Steinle ci racconta la sua visione sul Change Management

Abbiamo chiesto a João Steinle, esperto di Change Management e protagonista del recente webinar “Io guardo al futuro – Il dono del cambiamento”, di rispondere ad alcune domande e approfondire alcuni aspetti centrali della trasformazione nelle organizzazioni e del ruolo che ciascuno può giocare in questo processo.

L’intervista

Ecco cosa ci ha raccontato João, parlando di cambiamento, ruolo dei manager, innovazione e soprattutto di narrazione.

1. Il tuo webinar per VALEOin del 15 Aprile scorso aveva un titolo evocativo: “Il dono del cambiamento”. In che senso il cambiamento può essere considerato un dono, e non solo una sfida da affrontare?

Sì, il titolo è certamente evocativo, ma direi anche provocatorio, cercando di risvegliare il meglio delle persone nei momenti di incertezza, situazione che spesso ci coglie impreparati di fronte a notizie come “ci saranno cambiamenti” senza poter esercitare pieno controllo. Ma per quanto complesso possa essere, abbiamo il “dono” di gestire le nostre azioni e, soprattutto, i nostri sentimenti. Questo è fondamentale sia dal punto di vista intrapersonale (gestire noi stessi) che interpersonale (gestire gruppi, se siamo i loro responsabili, e le
relazioni con i pari). Mi viene in mente Prospero, uno dei tanti personaggi di Shakespeare, che ha detto “noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”. Per me, mettersi alla prova in questi momenti di sfida può essere davvero un dono.

2. Perché il cambiamento continua a spaventare così tanto, anche in contesti aziendali che lo dichiarano come valore?

Ritengo sempre che Dante non abbia intrapreso da solo i suoi percorsi difficili e, soprattutto, sconosciuti: Virgilio era la sua guida, creava il contesto, spiegava e, in un certo senso (con tutto il rispetto per il poeta), “gestiva le sorprese e le ansie”. Quando parliamo di gestione del cambiamento, ci riferiamo a un processo strutturato che aiuta le persone a intraprendere un “percorso di attraversamento” che implica cambiamenti nei modi di agire, di relazionarsi, di decidere e anche di percepire. È come condurre le persone verso un luogo sconosciuto, che può effettivamente suscitare insicurezza se non abbiamo informazioni su cosa accada, e come accada, in quel luogo.
L’importante, però, è riconoscere che, agendo in questo modo, l’azienda stia anche mitigando i rischi di interruzioni nei suoi processi lavorativi e, di conseguenza, stia minimizzando le perdite di risorse finanziarie e materiali.

3. Come cambia o come dovrebbe cambiare il ruolo dei manager quando l’organizzazione si trova in una fase di trasformazione?

Bellissima domanda! Da un lato, i manager continuano a fare ciò che hanno sempre fatto: gestire le persone. Tuttavia, questo compito si arricchisce di nuovi “strati”, poiché devono gestire gli effetti dei cambiamenti simultaneamente su se stessi e sugli altri. È necessario dedicare più tempo alle conversazioni con le persone, spiegare di più (e più volte), coinvolgere maggiormente: insomma, bisogna essere più presenti.

4. Oggi si parla molto di agilità, innovazione, adattabilità. Ma come si coltivano concretamente queste attitudini nel quotidiano?

Sento che la realtà dell’Era Digitale ha gradualmente trasformato il mondo aziendale, portandolo in una costante versione beta, dove niente è fisso, tutto è in continuo cambiamento. La filosofia Agile è una diretta conseguenza di questa realtà. Le aziende che riescono a incorporare i principi Agile nella loro cultura organizzativa hanno sicuramente un vantaggio rispetto alle altre, perché le persone possono essere più aperte a nuove idee e anche più tolleranti al cambiamento. Tuttavia, dalla mia esperienza, cambiare atteggiamenti e comportamenti implica sempre superare le inerzie presenti negli individui e, soprattutto, nei gruppi.

5. Esistono secondo lei dei segnali “precoci” che indicano che un cambiamento non sta attecchendo? E cosa si può fare in quei casi?

Questa domanda evidenzia chiaramente l’importanza di avere un piano che contempli analisi, accordi, decisioni, scadenze, risorse e anche una strategia di esecuzione, soprattutto nel caso in cui si tratti di una parte delicata del processo che potrebbe avere riflessi significativi su altre aree dell’organizzazione. Quindi, sì, se il processo è strutturato, è possibile osservare che il cambiamento non avviene perché le cose non stanno andando come previsto nel piano. È fondamentale comprendere i reali motivi per cui le cose non vanno come concordato.

6. Durante il webinar si è parlato anche dell’importanza della narrazione e del linguaggio. In che modo le parole influenzano il cambiamento?

Nel nostro modello di riferimento consideriamo la strategia, la struttura e i processi, la cultura, le persone e, al centro, c’è la leadership ed è proprio questa che fa la narrazione, creando connessioni tra le diverse dimensioni del processo, facendo il sense making, “invitando” le persone a partecipare, creando, nella giusta misura, un senso di urgenza nel gruppo, ma, soprattutto, portando fiducia e coesione attorno al processo di cambiamento. Sì, le parole ispirano le persone a sognare e questo può cambiare il mondo.

7. Qual è stato il cambiamento professionale o personale che ti ha trasformato di più nel tuo percorso?

Tutti i processi portano apprendimento, ma c’è stato un progetto su cui ho lavorato per un Innovation Center che è stato particolarmente significativo. È stato fantastico vedere come anche le aziende che “costruiscono il futuro” abbiano bisogno di organizzare il processo di cambiamento, perché, alla fine, c’è sempre la necessità di supportare le persone.

João Steinle – Oltre 30 anni di carriera dirigenziale durante i quali ha ricoperto incarichi di Vice Presidente e Direttore delle Risorse Umane con esperienza in Brasile, nelle Americhe e ha lavorato anche in Italia. Ha gestito e partecipato a importanti processi di fusione e acquisizione e trasformazione organizzativa in aziende: Unilever, L’Oréal, GlaxoSmithKline, ThyssenKrupp CSA e Fibria. Lavora su progetti di cambiamento organizzativo, progettazione e pianificazione di strategie organizzative ed è un coach per dirigenti aziendali in vari settori: tecnologia, intrattenimento, telecomunicazioni, edilizia e infrastrutture e oil & gas. Ha un master in Consulenza e Coaching per il Cambiamento presso HEC Paris e Oxford, certificazione in coaching presso l’Erickson Coaching International ed è un ingegnere civile presso l’Università Federale di São Carlos. Parla correntemente inglese e italiano.

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