Tornare al lavoro dopo una lunga malattia non è un semplice “ritorno alla scrivania”, ma una delicata fase di trasformazione che coinvolge identità, relazioni e senso di valore. Spesso le aziende si limitano a gestire l’idoneità burocratica, ignorando la complessità umana e organizzativa sottostante.
Esiste un’antica arte giapponese, il Kintsugi, che consiste nel riparare le ceramiche infrante evidenziando le crepe con l’oro fuso: l’oggetto non viene nascosto o buttato, ma rinasce con un valore superiore.
In questo webinar VALEOin, insieme a Massimiliano Pappalardo (Filosofo del Lavoro e Responsabile Area Sviluppo Manageriale VALEOin) e con la partecipazione di Gemma Gilardi, esploreremo come trasformare il rientro da adempimento normativo a opportunità di crescita, scoprendo come l’organizzazione possa accogliere e valorizzare queste delicate fasi di transizione.
Analizzeremo gli errori frequenti, il ruolo chiave dei manager e gli strumenti operativi (come il PIR – Piano Individuale di Rientro) per costruire un ambiente di lavoro realmente inclusivo, capace di coniugare efficienza organizzativa, strumenti tecnologici e centralità della persona.
16-16.15 – Quando il rientro non è un “ritorno”
Le 4 dimensioni del rientro (fisica, psicologica, relazionale, professionale) e gli errori più comuni da evitare (silenzio, improvvisazione).
16.15-16.30 – La fase invisibile
Cosa accade prima del rientro, il doppio shock (persona/manager) e come mantenere un contatto rispettoso e non invasivo.
16.30-16.45 – Reinserire non significa “rimettere come prima”
Il ruolo strategico di HR, manager e medico competente. La gradualità e le tecnologie come acceleratori di autonomia (le “linee d’oro” del reinserimento).
16.45-16.55 – Costruire organizzazioni mature
Il Piano Individuale di Rientro (PIR) e come trasformare un’esperienza critica in cultura organizzativa.
16.55-17.00 – Q&A e Conclusioni
Massimiliano Pappalardo, filosofo del lavoro, consulente hr e saggista, è esperto di temi quali la consapevolezza, la responsabilità, il pensiero critico e il linguaggio delle relazioni, su cui da oltre vent’anni tiene corsi e seminari presso grandi gruppi imprenditoriali in tutta Italia.
Oggi è Responsabile dell’Area Sviluppo Manageriale per la società di consulenza VALEOin, docente presso la Core Faculty de Il Sole 24 Ore Business School e del seminario di Filosofia del lavoro presso la facoltà di Filosofia dell’Università di Catania.
In passato ha ricoperto ruoli manageriali in contesti accademici, da direttore responsabile e didattico del campus Città Studi del Politecnico di Milano e del campus dell’Università Vita-Salute dell’Ospedale San Raffaele, dove ha lavorato a stretto contatto con don Verzé. In questi ruoli per oltre dieci anni si è confrontato con bisogni, desideri e competenze di almeno due generazioni di studenti. Ha collaborato a lungo con la Fondazione Giorgio Gaber, promuovendone il pensiero sia nelle università, sia nelle scuole.
Tra i suoi libri più recenti: Dammi vita! Le parole delle relazioni con Laura Guzzo; Filosofia del lavoro (2023), Filosofia dell’educazione (2018), Filosofia della bellezza (2020) ed Essere Antifragili (2021), tutti editi da Effatà Editrice.
Scrive articoli su blog, siti di filosofia, attualità e letteratura.
Per Feltrinelli ha pubblicato Che fine hai fatto, papà? (2023). Il suo ultimo libro è La grazia del lavoro, edizioni San Paolo(2025) e in uscita La Filosofia di Andrej Tarkovskji per Effata (2025) edizioni.
Il nuovo format VALEOin per favorire l’aggiornamento e la condivisone su tematiche di attualità riguardanti la formazione aziendale, attraverso webinar di un’ora.
Il webinar ha affrontato uno dei temi più complessi della Diversity & Inclusion e della gestione delle persone: il percorso di reinserimento lavorativo dopo una lunga assenza per motivi di salute. Attraverso il dialogo tra Massimiliano, Gemma e i partecipanti, l’incontro ha superato la retorica per mappare le reali esigenze psicologiche, logistiche e manageriali di questo delicato processo.
Ecco i 5 punti fondamentali emersi dal confronto:
La malattia grave impone una linea di demarcazione profonda nell’esperienza di una persona, creando quasi due mondi disgiunti: quello di chi è sano e quello di chi sperimenta la fragilità. Per questo motivo, è emerso che il rientro in azienda non può essere considerato una semplice “ritornata” burocratica al proprio posto, bensì un processo graduale, individualizzato e intrinsecamente diverso rispetto al passato, che deve fare i conti con nuovi limiti fisici, psicologici e con la gestione della fatica.
La società e le organizzazioni attuali tendono spesso ad essere “analgesiche”, ovvero a evitare o nascondere il tema del dolore e della vulnerabilità. Per scardinare questo tabù culturale, è emersa l’assoluta necessità di formare i manager e la linea HR. I leader devono acquisire specifiche competenze relazionali e di ascolto attivo per sapere come comunicare in modo appropriato ed empatico, evitando sia l’indifferenza sia l’iperprotezione penalizzante.
Di fronte a patologie complesse come quelle oncologiche, i protocolli standardizzati e le risposte burocratiche falliscono. La soluzione risiede nella progettazione di piani di rientro flessibili e personalizzati “caso per caso”. Questi piani devono prevedere un adattamento temporaneo dei carichi di lavoro, una rimodulazione degli obiettivi e momenti di feedback regolari, basando il reinserimento su un approccio rigoroso e scientifico che sappia tutelare la persona senza appesantire l’azienda.
L’accoglienza attiva si misura anche attraverso azioni concrete che alleggeriscono l’impatto del rientro nelle prime settimane post-intervento. Le aziende, specialmente le PMI, possono fare la differenza attivando partnership con associazioni territoriali per offrire servizi di supporto logistico (come trasporti dedicati o assistenza domiciliare). Inoltre, offrire al lavoratore la possibilità di accedere a percorsi di formazione o master durante il reinserimento si è dimostrato un potente strumento motivazionale per rimettere al centro il valore professionale della persona.
In conclusione, il webinar ha evidenziato come la vera sfida per l’HR del futuro sia saper bilanciare l’ottimizzazione dei processi aziendali con la cultura della cura. Trasformare l’esperienza della malattia in un’opportunità di accoglienza e speranza non è un atto di mera beneficenza, ma un investimento sulla sostenibilità a lungo termine del clima aziendale. Umanizzare i protocolli (incluso il ruolo del medico competente) permette di trattenere i talenti e costruire organizzazioni autenticamente inclusive.
Potrebbe interessarti anche:
Grazie per l’iscrizione al Webinar.
Prima dell’evento riceverai via mail il link per poter partecipare